Fermiamo le armi: prima le persone, poi tutto il resto!

Ma che cavolo stiamo facendo? Siamo in piena crisi, e noi invece di pensare a come aiutare le persone qui da noi, ci mettiamo a mandare armi

all’Ucraina? Ma chi lo decide? I politici nei loro uffici con

la

vista sul mare o quelli che fanno i selfie sui social

mentre il popolo si fa il mazzo per

arrivare

a fine mese?

Io non so

voi, ma a

me fa girare le scatole pensare

che i nostri soldi vengano spesi

per alimentare un conflitto lontano. Qui abbiamo famiglie che non riescono nemmeno a scaldarsi

d’inverno perché le bollette sono alle stelle. Gli imprenditori piangono perché non possono fare fronte ai costi. E noi

parliamo di inviare armamenti

come se fossero

caramelle! Ma dove vogliamo andare? Dialogo e diplomazia devono essere la via da seguire, non serve farci prendere

per il culo da ogni parte del mondo. L’Europa deve svegliarsi e capire che siamo tutti sulla stessa barca:

crisi energetica, inflazione, lavoro precario… E nessuno

parla della gente comune! Le scuole che mancano di fondi, i servizi pubblici sempre più scadenti. È ora

di

mettere in primo piano

ciò che conta davvero: il benessere

delle persone

qui e

adesso. Altrimenti…

Hai toccato il punto. Non è che siamo contro l’Ucraina — ma qui la gente sceglie tra riscaldamento e mangiare, e intanto finanziamo una guerra che non è nostra. La sinistra urla “solidarietà europea” mentre i nostri lavoratori affondano. È uno schiaffo. E poi senti i telegiornali che ti spiegano che mandare armi è “supportare la democrazia” — ma la democrazia dove, quando gli italiani non vengono neanche ascoltati? Bisogna pensare ai nostri prima. Diplomazia, negoziati, stop. Non siamo l’America.