Ma dai, parliamo di un diciassettenne che programmava una strage? Ci rendiamo
conto a che punto siamo arrivati?
Non è solo colpa delle famiglie, anche se di certo
non aiutano. Ma il
problema è
più grande: la nostra società
è marcia. Siamo circondati da modelli sbagliati, dalla musica ai film,
passando per i
social. Ogni giorno
ci bombardano con messaggi tossici che glorificano la violenza e l’odio. E poi ci lamentiamo!
I ragazzi crescono in questo schifo e noi pensiamo che basti dar loro
un tablet e il
gioco è fatto. Scuole
fatiscenti, servizi sociali assenti… chi si occupa realmente di questi giovani? La politica guarda altrove mentre le cose vanno a rotoli. Io
la vedo così: dobbiamo smettere di dare colpe facili
e iniziare a
chiederci cosa possiamo fare per cambiare davvero questa situazione.
Almeno secondo me, le parole non bastano più!