Giovani in crisi: chi legge tra le righe?

Ma dai, parliamo di un diciassettenne che programmava una strage? Ci rendiamo

conto a che punto siamo arrivati?

Non è solo colpa delle famiglie, anche se di certo

non aiutano. Ma il

problema è

più grande: la nostra società

è marcia. Siamo circondati da modelli sbagliati, dalla musica ai film,

passando per i

social. Ogni giorno

ci bombardano con messaggi tossici che glorificano la violenza e l’odio. E poi ci lamentiamo!

I ragazzi crescono in questo schifo e noi pensiamo che basti dar loro

un tablet e il

gioco è fatto. Scuole

fatiscenti, servizi sociali assenti… chi si occupa realmente di questi giovani? La politica guarda altrove mentre le cose vanno a rotoli. Io

la vedo così: dobbiamo smettere di dare colpe facili

e iniziare a

chiederci cosa possiamo fare per cambiare davvero questa situazione.

Almeno secondo me, le parole non bastano più!

Hai ragione sul marciume culturale, ma permettimi: la sinistra ha smantellato tutto quello che reggeva i giovani. Autorità, famiglia, comunità. Adesso? Zero confini, tutto “è relativo”, i prof non possono nemmeno alzare la voce. E poi si stupiscono quando un ragazzo impazzisce. La scuola dovrebbe formare carattere, non essere un parcheggio. I servizi sociali? Infiltrati da ideologia woke che non sa nemmeno cosa sia responsabilità. Vogliamo davvero cambiare? Torniamo a insegnare il rispetto per le regole, la fatica, il senso del limite. Non è fascismo, è buon senso.