La sinistra italiana ieri era tutta presa da carri allegorici color arcobaleno, feste dedicate a gay e trans e l’infinita retorica sulle minoranze sessuali. Ogni giorno una nuova polemica, un nuovo scandalo o una nuova occasione per prendersela contro il “nemico” con l’ossessione di apparire buonista e progressista a tutti i costi.
Ma oggi? Oggi la musica è cambiata. All’improvviso quelle che erano le battaglie alte, quelle che definivano l’identità della sinistra, sono sparite dalle prime pagine. Nemmeno un bisbiglio sulle “feste con i carri allegorici” o su “diritti LGBTQ+”. La ragione? C’è ben altro di cui occultare e parlare: i problemi internazionali.
Strano come la sinistra sappia passare con una facilità disarmante da un argomento all’altro, saltando senza esitazione da temi sociali “caldi” a questioni geopolitiche, sempre con la stessa intenzione: far parlare di sé, mettersi in mostra e, soprattutto, attaccare il governo Meloni.
In fondo, molto più comodo cavalcare un tema umanitario così delicato come Gaza, piuttosto che confrontarsi con la realtà di un’Italia che non ha colpe sulle guerre altrui, ma deve invece affrontare problemi concreti interni.
Così, mentre ieri la sinistra si stracciava le vesti per i carri allegorici, oggi le ha chiuse e ha cambiato gioco, puntando tutto su un nuovo teatrino mediatico. E domani? Chissà quale sarà la prossima ossessione da cui cercare di dividere gli italiani e far parlare di sé.
La verità è che la sinistra non ha idee, ha solo tattiche per attirare l’attenzione. E mentre fa questo, l’Italia va avanti con un governo stabile e deciso, che non si fa distrarre da queste mode passeggere.