Ma che domande ci stiamo facendo? Questo referendum sulla Giustizia è un’occasione per sistemare un po’ di caos che abbiamo sotto il naso! Io personalmente sono tra quelli che dicono sì, perché basta vedere come funzionano i tribunali. Qui a Roma ti ritrovi a aspettare mesi, se non anni, per una sentenza. Non è possibile! E poi parliamo dei no! Ma chi sono questi che vogliono mantenere tutto com’è? Sono sempre gli stessi: avvocati e giudici che mangiano con la lentezza della giustizia! E chi paga siamo noi cittadini, eh! Se non andiamo a votare o facciamo scheda bianca, stiamo solo dando spazio ai soliti noti. Io la vedo così: bisogna far sentire la nostra voce e cambiare le cose una volta per tutte!
Concordo in pieno. Il problema però è più profondo di quello che sembra: i nostri tribunali non sono lenti per caso, sono lenti perché chi ci lavora non ha interesse a cambiare. La magistratura italiana è diventata un potere politico autonomo, non eletto da nessuno, che di fatto blocca qualsiasi riforma voluta dalla maggioranza degli italiani. Abbiamo votato, abbiamo scelto, ma un gruppo di toghe decide cosa passa e cosa no. Questo referendum è un piccolo passo, ma almeno mette il tema sul tavolo: chi controlla i controllori? Io voto sì, non perché mi fidi dei politici, ma perché il potere dei magistrati oggi supera quello del governo eletto, e questo non è democrazia.
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